Un sondaggio pubblicato online nel 2026, condotto su oltre cento tra General Counsel, Responsabili legali e Direttori di Legal Operations di grandi organizzazioni in nove settori industriali e quattro aree geografiche, dedica ampio spazio al tema del rapporto tra i dipartimenti legali aziendali e i loro fornitori esterni di servizi legali.
Le aspettative dei clienti verso i fornitori esterni
I dipartimenti legali intervistati hanno aspettative precise riguardo all’utilizzo dell’AI da parte dei propri studi legali di riferimento. Il 78% indica la riduzione dei costi come il beneficio più rilevante atteso, seguito dal miglioramento della qualità dei servizi (57%) e dall’introduzione di modelli di pricing più innovativi (55%). Il 45% si aspetta una maggiore rapidità nella consegna del lavoro, mentre il 43% ritiene rilevante la mitigazione del rischio. In questo contesto, alcuni General Counsel si sono già posti obiettivi di riduzione della spesa legale esterna nell’ordine del 20-40% nell’arco di due o tre anni.
L’impatto atteso sui modelli di tariffazione
L’85% dei rispondenti ritiene che l’AI modificherà i modelli di tariffazione degli studi legali in misura da moderata a molto significativa. La quota di lavoro attualmente fatturata su base oraria è pari al 72% del totale, ma si prevede una riduzione al 44% nell’arco di due o tre anni. Questa tendenza è rilevata in tutte le aree geografiche: in Europa, Medio Oriente e Africa la quota oraria passerebbe dal 74% al 48%; nel Regno Unito e Irlanda dal 62% al 39%; nelle Americhe dall’82% al 56%. Il 42% dei General Counsel ritiene che i risparmi generati dall’uso dell’AI dovrebbero essere ripartiti equamente tra il fornitore esterno e il cliente.
Il livello attuale di dialogo tra studi e clienti
Il sondaggio rileva un divario significativo tra le aspettative dei clienti e il comportamento degli studi legali. Il 58% dei General Counsel afferma che i propri fornitori esterni raramente o mai avviano spontaneamente una conversazione sui benefici dell’AI. Solo il 4% dichiara di aver già sperimentato concretamente tali benefici attraverso l’attività del proprio studio. Il 48% dei dipartimenti legali non ha ancora avviato alcuna conversazione sul tema con i propri fornitori, mentre il 19% è nella fase di discussioni iniziali. Soltanto il 13% ha raggiunto una fase più avanzata, che include il co-sviluppo di soluzioni o l’integrazione di criteri legati all’AI nei processi di selezione dei fornitori.
Il modello di business degli studi e la pressione competitiva
Il sondaggio descrive uno scenario in cui l’AI esercita una pressione strutturale sul modello economico tradizionale degli studi legali, fondato sulla fatturazione oraria e su ampie fasce di avvocati junior impiegati in attività ad alto volume. Le attività che storicamente hanno rappresentato la base formativa degli avvocati più giovani – revisione documentale, ricerca, redazione di prime bozze – rientrano tra quelle con il maggiore potenziale di automazione.
Gli studi che stanno affrontando questa transizione in modo più strutturato sono descritti come quelli che hanno intrapreso un ripensamento del modello di servizio, investito in nuove figure professionali con competenze ibride tra diritto e tecnologia, e ridisegnato i percorsi di sviluppo interno degli avvocati attorno a simulazioni, apprendimento strutturato e progressione per competenze. Sul fronte tecnologico, circa il 62% degli investimenti in AI degli studi legali è orientato all’acquisto di soluzioni di terze parti, mentre il 38% riguarda lo sviluppo interno di strumenti proprietari.


