Da un sondaggio pubblicato online nel 2026, condotto su 1.816 professionisti in 62 paesi – tra cui avvocati in studi privati e professionisti legali operanti in dipartimenti aziendali e pubblici, attivi nei settori legale, fiscale, audit, compliance e global trade – emerge un’analisi del divario tra le strategie AI adottate dalle organizzazioni e la loro effettiva applicazione nella pratica quotidiana.
Le aspettative dei clienti corporate nei confronti degli studi
Sul versante dei clienti corporate che acquistano servizi legali, i dati sono particolarmente significativi. Il 78% degli intervistati dichiara che ricevere miglioramenti qualitativi abilitati dall’AI dal proprio studio legale è molto importante o addirittura essenziale. Tuttavia, soltanto il 6% afferma di ricevere effettivamente tali benefici dalla maggior parte o dalla totalità dei propri fornitori. Ne consegue che il 32% dei clienti ha già riconsiderato, o intende riconsiderare nell’arco dei prossimi dodici mesi, il proprio rapporto con gli studi percepiti come in ritardo sull’adozione dell’AI. Tra coloro che stanno valutando un cambiamento, un terzo stima che il volume di lavoro annuale a rischio superi il milione di dollari.
Il divario tra strategia e pratica quotidiana
Un tema ricorrente nel sondaggio riguarda la difficoltà di tradurre le strategie AI dichiarate in cambiamenti concreti nel modo di lavorare. Tra i professionisti che operano in organizzazioni dotate di una strategia AI formalmente definita, il 35% afferma che tale strategia non trova riscontro nella propria esperienza quotidiana. Il 17% dichiara che la propria organizzazione non ha alcun indirizzo strategico sull’AI. Complessivamente, circa la metà dei professionisti lavora in un contesto in cui la strategia AI sulla carta non corrisponde alla realtà operativa.
Le ragioni più frequentemente citate per questo scarto sono: l’assenza degli strumenti necessari (47%), la mancata formazione del personale (43%), la mancata traduzione della strategia in priorità operative concrete (32%) e l’assenza di una comprensione condivisa del piano all’interno dell’organizzazione (30%). Il sondaggio osserva che si tratta, in tutti i casi, di problemi di gestione del cambiamento e non di problemi tecnici.
Il dato più diretto sull’impatto della strategia è il seguente: negli studi e nei dipartimenti dotati di una strategia AI esplicitamente definita, il 66% dei professionisti ritiene che l’AI stia raggiungendo o superando le aspettative in termini di creazione di valore. Dove non esiste una strategia attiva, questa percentuale scende al 22%.
Tre scenari per il futuro degli studi legali
Il sondaggio propone tre percorsi evolutivi distinti per gli studi e i dipartimenti legali. Il primo, denominato “AI to Elevate”, prevede che l’AI gestisca le attività di routine liberando tempo per lavoro a maggiore valore aggiunto, con il mantenimento della competenza e del giudizio professionale al centro della proposta di valore. Il 52% dei professionisti si identifica con questo scenario. Il secondo percorso, “AI to Scale”, è orientato principalmente all’aumento della capacità operativa e alla gestione di volumi crescenti senza una crescita proporzionale dell’organico. Il terzo, “AI to Reimagine”, implica una rielaborazione strutturale del modello di servizio, con nuovi modelli commerciali e proposizioni di valore inedite – tra le ipotesi citate figurano i servizi legali basati su abbonamento e le practice strutturate nativamente sull’AI.
Il sondaggio rileva che la scelta deliberata di uno di questi percorsi produce risultati migliori rispetto all’assenza di una direzione definita, indipendentemente da quale dei tre venga perseguito.


